I fondi strutturali

L’Unione europea conta ad oggi 28 Stati membri. Il suo territorio si estende su 4 milioni di km2 e ha una popolazione complessiva di circa 503 milioni di abitanti. Una tale varietà ed estensione comporta l’esistenza di notevoli diversità geografiche, culturali e storiche, nonché di sviluppo economico e sociale. Queste differenze si riscontrano non solo tra Stati, ma anche all’interno degli Stati stessi: è il caso delle Regioni e dei territori dell’Italia, ma anche di quelli di altri Paesi quali, ad esempio, la Germania, la Spagna o il Regno Unito.

Da ciò deriva la necessità di una politica di solidarietà che miri a ridurre il divario esistente tra le regioni europee, per raggiungere uno sviluppo economico, sociale e territoriale equilibrato in tutti i Paesi e le regioni dell’Unione. Tale politica viene definita politica regionale o politica di coesione.

La politica di coesione e i Fondi Strutturali

La politica di coesione viene realizzata attraverso lo stanziamento di specifici fondi, definiti Fondi Strutturali e di Investimento Europei o più semplicemente Fondi Strutturali1, elencati qui di seguito con la relativa allocazione finanziaria (in miliardi di euro)3:

Tabella 1

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A tali stanziamenti si aggiunge una quota di cofinanziamento a carico dei singoli Stati e delle Regioni (rispettivamente 24 e 4,4 miliardi di euro per l’Italia).

I dettagli relativi all’allocazione finanziaria delle politiche di coesione per Stato, per regione e per settore sono disponibili sulla banca dati online Cohesion Policy Data. Per il periodo di programmazione 2014-2020, la politica di coesione fa riferimento a due obiettivi principali:

  • L’obiettivo “investimenti in favore della crescita e dell’occupazione”, che rappresenta la componente principale dell’allocazione dei Fondi Strutturali (oltre il 97%) e che costituisce l’oggetto di questo capitolo. Questo obiettivo è finanziato dall’insieme dei Fondi Strutturali;
  • L’obiettivo “cooperazione territoriale europea”, che prevede la realizzazione di progetti congiunti tra i territori dei diversi Stati membri e che costituisce l’oggetto del capitolo seguente. È finanziato dal FESR.

La distinzione tra regioni nell’ambito della politica di coesione e dei Fondi Strutturali si basa sui parametri riportati nella tabella che segue. Le allocazioni finanziarie riportate si riferiscono ai fondi principali (FESR, FSE e FC). I dati sono espressi in miliardi di euro e sono relativi alla sola quota di finanziamento comunitaria.

1La nostra analisi utilizza, in questo e negli altri capitoli, la denominazione più semplice e corrente “Fondi Strutturali”. In alcune fonti viene anche utilizzata la definizione “fondi SIE” o l’acronimo “ESIF”, dall’inglese European Structural and Investment Funds
 

Distinzioni regionali

Tabella 2

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I Paesi destinatari del Fondo di Coesione sono definiti come gli Stati membri il cui PIL pro capite è inferiore al 90% della media UE. Su questa base, l’Italia non beneficia del Fondo di Coesione.

Caratteristiche dei Fondi Strutturali (finanziamenti a gestione indiretta)

I Fondi Strutturali vengono utilizzati per finanziare progetti e interventi nelle regioni europee. Non si sostituiscono alle azioni e ai finanziamenti nazionali e regionali, ma si associano ad essi per migliorarne i risultati nell’ottica più generale degli obiettivi dell’Unione. La loro caratteristica principale è quella di coinvolgere in modo particolarmente pieno e completo gli attori nazionali e regionali nella loro gestione e nel loro utilizzo:

  • L’ammontare messo a disposizione attraverso i Fondi strutturali è dato dalla somma di un contributo proveniente dal bilancio comunitario e di un contributo proveniente dal bilancio del singolo Paese membro che ne beneficia;
  • Le linee programmatiche e operative vengono declinate, implementate e monitorate attraverso un processo di consultazione collettiva che coinvolge, oltre alle istituzioni comunitarie, anche le amministrazioni nazionali, regionali e locali, nonché le parti sociali e le organizzazioni della società civile, per riflettere al meglio le esigenze e le priorità locali e regionali;
  • i Programmi Operativi (PO), che costituiscono il punto di arrivo della fase di programmazione dei Fondi Strutturali, hanno una valenza specifica a livello nazionale e regionale (cosiddetti POR e PON, programmi operativi regionali e nazionali);
  • la gestione dei Fondi Strutturali (inclusa la definizione, la pubblicazione e l’aggiudicazione dei bandi, il monitoraggio dei progetti, l’erogazione dei contributi, ecc.) non spetta alla Commissione europea ma ad Autorità di Gestione operanti a livello nazionale e regionale: per questo motivo i Fondi Strutturali vengono anche definiti finanziamenti a gestione indiretta.

       Regolamento Disposizioni Comuni Fondi Strutturali

La struttura e le modalità di funzionamento dei Fondi Strutturali presentano alcune caratteristiche che possono rendere più semplice la presentazione di un progetto e la sua successiva esecuzione:

  • garantiscono una maggior vicinanza tra le autorità di gestione dei bandi e dei finanziamenti e i loro beneficiari finali;
  • propongono tipologie d’intervento particolarmente vicine alle esigenze degli attori del territorio e permettono a questi ultimi di reperire più facilmente le informazioni e dialogare con l’Autorità di Gestione;
  • permettono una gestione operativa del processo nella propria lingua (presentazione delle proposte e gestione del progetto in italiano) e richiedono la creazione di partenariati più semplici, a livello locale.

Obiettivi e allocazione dei Fondi Strutturali in Italia

La politica di coesione realizzata attraverso i Fondi Strutturali si basa su un’ampia visione strategica. Innanzitutto, fa propri gli obiettivi e le priorità della Strategia Europa 2020 (promozione di una crescita focalizzata sull’innovazione, sull’ambiente e sull’inclusione sociale), di cui costituisce uno dei principali motori e strumenti attuativi.

La strategia comunitaria costituisce la base per la programmazione dei Fondi Strutturali effettuata a livello nazionale e regionale. È previsto (cosiddetto principio di concentrazione) che la parte più consistente di tali Fondi venga concentrata sulle regioni meno sviluppate (PIL ≤ 75% o 90% della media UE) e sui settori considerati prioritari, dettagliati in 11 obiettivi tematici.

La tabella che segue definisce tali obiettivi, nonché la loro allocazione finanziaria nell’ambito dei Fondi Strutturali. I dati sono relativi all’Italia ed espressi in milioni di euro. Anche in questo caso si riferiscono alla sola quota di finanziamento comunitaria.

Tabella 3

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Fonte (*) A questi ammontari vanno aggiunti 567 milioni di euro previsti per l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (piano Garanzia Giovani). Cfr. infra sezione relativa al FSE.

Le tabelle che seguono definiscono invece l’allocazione dei Fondi Strutturali nell’ambito dei diversi Programmi Operativi italiani, rispettivamente a livello regionale (POR) e nazionale (PON). In entrambe le tabelle (come per la precedente) i dati sono espressi in milioni di euro e sono relativi alla sola quota di finanziamento comunitaria.

Tabella 4

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Fonte (*) I PSR (programmi di sviluppo rurale) corrispondono ai POR per quanto riguarda il FEASR. Le Regioni Molise, Puglia e Calabria dispongono di un unico POR plurififondo, non distinto tra POR FESR e POR FSE.

Tabella 5

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Le quote di cofinanziamento nazionale

I dati riportati nelle precedenti tabelle non rappresentano la dotazione finanziaria totale a disposizione per l’esecuzione di progetti nell’ambito dei Fondi Strutturali. Come spiegato infatti, oltre alla quota di finanziamento comunitario, essi prevedono una quota di finanziamento da parte della autorità nazionali e regionali.

L’ammontare di tale cofinanziamento è definito da specifiche linee-guida nazionali, elaborate in conformità con la normativa comunitaria. Esse stabiliscono:

  • la somma totale messa a disposizione dallo Stato per il periodo di programmazione (definita Fondo di Rotazione);
  • i massimali allocati per ogni gruppo di Regioni (Regioni meno sviluppate, Regioni in transizione e Regioni più sviluppate);
  • per ogni gruppo di Regioni e per ogni tipologia di POR / PON, in quali percentuali viene suddiviso il finanziamento delle azioni tra quota comunitaria, quota nazionale e quota regionale.

Pur considerando che vi può essere una più ampia variabilità, la quota di cofinanziamento nazionale si aggira indicativamente tra il 25 e il 50% delle risorse totali messe a disposizione. L’ammontare totale del Fondo di Rotazione per il periodo 2014-2020 è pari a 24 miliardi di euro, cui si aggiungono 4,4 miliardi di euro cofinanziati dalle Regioni. Le risorse totali disponibili per l’Italia nell’ambito dei Fondi Strutturali sono dunque le seguenti (dati in miliardi di euro):

Tabella 6

tabella-2-6

Delibera Cofinanziamento Nazionale

Illustriamo qui di seguito, con maggior dettaglio, le finalità e le particolarità di ciascuno dei Fondi Strutturali.


Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)

Il FESR mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni. Gli investimenti del FESR finanziano tutti gli 11 obiettivi tematici, con particolare priorità per gli obiettivi da 1 a 4:

  1. ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione;
  2. accesso alle tecnologie ICT, il loro l’utilizzo e la loro qualità
  3. competitività delle PMI
  4. transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio

La concentrazione dei fondi sulle suddette priorità varia a seconda delle regioni. Una soglia minima è ulteriormente definita per i progetti a sostegno dell’economia a basse emissioni di carbonio:

Tabella 7

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Per la realizzazione dei suddetti obiettivi, il FESR finanzia una vasta gamma di interventi:

  • investimenti produttivi a favore delle imprese, in particolare per le PMI e in negli ambiti d’intervento strategici
  • investimenti in infrastrutture nei settori dell’energia, dell’ambiente, dei trasporti e TIC
  • investimenti in infrastrutture sociali, sanitarie, di ricerca, di innovazione, economiche ed educative
  • investimenti in attrezzature e infrastrutture per la cultura e il turismo sostenibile, i servizi alle imprese e il sostegno alla ricerca e all’innovazione
  • la creazione di reti, la cooperazione e lo scambio di esperienze, gli studi e lo sviluppo di capacità per autorità locali, parti sociali e altre istituzioni rilevanti

Il FESR si declina inoltre sulla base delle specificità territoriali. Almeno il 5% delle risorse FESR è destinato alle problematiche proprie delle aree urbane mediante le «azioni integrate» gestite dalle città. Le aree svantaggiate dal punto di vista geografico (isolate, montagnose o scarsamente popolate) ricevono un trattamento particolare, analogamente alle aree più periferiche.

I progetti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale vengono definiti e lanciati a livello regionale nell’ambito di uno specifico Programma Operativo Regionale, il POR FESR, che contiene (in particolare) assi, misure e dettagli specifici in merito agli interventi che vengono finanziati. Inoltre il FESR costituisce la fonte di finanziamento di alcuni Programmi Operativi tematici (PON) definiti e lanciati a livello nazionale.

È importante sottolineare che il FESR, oltre ai programmi a gestione indiretta descritti in questa sezione, finanzia i programmi di cooperazione territoriale europea, analizzati nella prossima sezione.

      Regolamento FESR


Il Fondo Sociale Europeo (FSE)

Il FSE investe sulle persone, riservando speciale attenzione alla lotta all’esclusione sociale e al miglioramento delle opportunità di formazione e di occupazione.Le principali priorità del FSE sono dunque gli obiettivi tematici da 8 a 11, per quanto sia possibile anche il finanziamento degli obiettivi da 1 a 4.


Principali beneficiari

  • Disoccupati (giovani e meno giovani)
  • Imprenditori e aspiranti imprenditori
  • Operatori nel’ambito dell’istruzione e della formazione
  • Studenti e persone in fase di formazione o aggiornamento professionale
  • Lavoratori bisognosi di riqualificazione professionale
  • Persone appartenenti a gruppi svantaggiati o in condizioni di vulnerabilità
  • Persone a rischio di povertà

Principali aree d’intervento

  • promozione dell’adattabilità e dello sviluppo di nuove competenze dei lavoratori
  • promozione dell’adattabilità e lo sviluppo di nuovi metodi di lavoro delle imprese
  • supporto ai giovani nella transizione dalla scuola al lavoro
  • riqualificazione e miglioramento delle prospettive occupazionali dei disoccupati
  • formazione professionale e l’apprendimento permanente
  • lotta alla disoccupazione giovanile e la promozione dell’invecchiamento attivo
  • lotta alle discriminazioni e supporto ai gruppi svantaggiati ed emarginati
  • supporto all’innovazione sociale e alla mobilitazione della società civile
  • semplificazione dei sistemi amministrativi
  • supporto alle istituzioni nel finanziare nuove misure nei suddetti ambiti

Almeno il 20% degli investimenti del FSE è destinato ad attività dirette a migliorare l’inclusione sociale e a contrastare la povertà.

Alla allocazione finanziaria prevista per il FSE per il periodo 2014-2020 va aggiunto quanto previsto per l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, attuata in Italia attraverso il piano Garanzia Giovani. Per l’Italia tale ammontare corrisponde a 567 milioni di euro (3,2 miliardi di euro a livello europeo).

I progetti del Fondo Sociale Europeo vengono definiti e lanciati a livello regionale nell’ambito di uno specifico Programma Operativo Regionale, il POR FSE, che contiene (in particolare) assi, misure e dettagli specifici in merito agli interventi che vengono finanziati. Inoltre il FSE costituisce la fonte di finanziamento di alcuni Programmi Operativi tematici (PON) definiti e lanciati a livello nazionale.

Regolamento FSE

Il Fondo di Coesione assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea. Come già illustrato, le Regioni italiane non rientrano tra le aree ammissibili.

Gli obiettivi del Fondo di Coesione sono la riduzione delle disparità economiche e sociali e la promozione dello sviluppo sostenibile. Gli Obiettivi Tematici (OT) di riferimento sono il 4, 5, 6 e 7, con particolare riguardo ai progetti infrastrutturali (soprattutto alle reti transeuropee di trasporto) e alla tutela dell’ambiente.


Il Fondo di Coesione (FC)

La politica comunitaria per il settore agricolo, definita correntemente PAC (politica agricola comune) è costituita da due pilastri:

  • il sistema di pagamenti diretti agli agricoltori europei, erogati sulla base di vari criteri e in virtù dell’utilità della loro attività per l’ambiente, per il territorio e per l’approvvigionamento alimentare. Questo sistema è finanziato dal Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA)2;
  • la politica di sviluppo rurale, che viene realizzata attraverso lo stanziamento del FEASR, ovvero del Fondo Europeo di Sviluppo Rurale.
Il FEAGA non fa parte dei Fondi Strutturali e costituisce lo strumento attuativo prioritario della PAC (cosiddetto “primo pilastro”). Presenta meccanismi di funzionamento molto particolari, tipici del settore agricolo. Non verrà analizzato nel dettaglio in questo capitolo, ma (per completezza e informazione) i relativi Regolamenti sono riportati alla fine del paragrafo

Il Fondo Europeo di Sviluppo Rurale (FEASR)

Il FEASR costituisce dunque, allo stesso tempo, uno degli strumenti attuativi della politica di coesione e della politica di sviluppo rurale. Il suo funzionamento è simile a quello degli altri Fondi Strutturali: le strategie vengono concertate e definite a livello nazionale e regionale attraverso i programmi di sviluppo rurale (PSR nazionali e regionali, corrispondenti ai POR degli altri Fondi Strutturali), tenendo conto delle macro-priorità definite a livello europeo. Inoltre il FEASR costituisce la fonte di finanziamento di due Programmi Operativi tematici (PON) definiti e lanciati a livello nazionale.
La politica europea di sviluppo rurale si basa su tre obiettivi strategici e su sei priorità comuni. A sua volta, ciascuna priorità individua una serie di settori di intervento più dettagliati, nell’ambito dei quali gli Stati membri e le regioni fissano gli obiettivi, le misure e i relativi finanziamenti.


Obiettivi strategici: Stimolare la competitività del settore agricolo.

Priorità comuni:

  • promuovere il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali;
  • potenziare la redditività e la competitività di tutti i tipi di agricoltura e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e una gestione sostenibile delle foreste.

Obiettivi strategici: garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima.

Priorità comuni:

  • promuovere l’organizzazione della filiera alimentare, il benessere degli animali e la gestione dei rischi nel settore agricolo;
  • preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alle foreste.

Obiettivi strategici: realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e la difesa dei posti di lavoro.

Priorità comuni:

  • incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale;
  • promuovere l’integrazione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

Le allocazioni del FEASR sono distribuite, oltre che sulla base delle suddette priorità, anche sulla base degli 11 Obiettivi Tematici comuni agli altri Fondi Strutturali (v. sopra, tabella relativa alle allocazioni sugli 11 OT per ogni Fondo).

Regolamento FEASR + Regolamenti FEAGA


Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP)

Alla stregua del FEASR, il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca rientra tra i Fondi Strutturali e risponde agli 11 Obiettivi Tematici; tuttavia esso rappresenta anche, allo stesso tempo, lo strumento finanziario dedicato all’attuazione:

  • della politica marittima integrata dell’UE (PMI), volta alla definizione di approccio coerente alle questioni marittime (nelle loro dimensioni economiche, scientifiche e ambientali, politiche e di sicurezza);
  • della politica comune della pesca (PCP), volta alla gestione delle flotte pescherecce europee e alla conservazione degli stock ittici. Come il FEASR, anche il FEAMP si basa su tre obiettivi strategici e su sei priorità comuni:

Obiettivi strategici: sostenibilità e competitività nella pesca e nell’acquacultura.

Priorità comuni:

  • Sostenibilità e competitività della pesca (riduzione degli scarti e dei danni causati agli ecosistemi marini);
  • Sostenibilità, competitività e qualità dei prodotti dell’acquacultura.

Obiettivi strategici: quadro coerente per la politica marittima integrata.

Priorità comuni:

  • Raccolta e gestione dei dati, miglioramento delle conoscenze scientifiche, monitoraggio, controllo e applicazione delle normative in materia di pesca;
  • Promozione dell’attuazione della politica marittima integrata.

Obiettivi strategici: sviluppo territoriale equilibrato e inclusivo delle zone di pesca e acquacultura.

Priorità comuni:

  • Occupazione, coesione territoriale, crescita economica e inclusione sociale delle comunità che dipendono dalla pesca;
  • Organizzazione del mercato, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacultura.

Per quanto riguarda gli 11 Obiettivi Tematici, v. sopra, tabella relativa alle allocazioni sugli 11 OT per ogni Fondo.

L’attuazione dei Programmi Operativi relativi al FEAMP spetta alle autorità nazionali (in Italia, il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali). Non esistono dunque POR relativi al FEAMP ma soltanto un unico PON FEAMP.

Regolamento FEAMP

L’iter di programmazione dei Fondi Strutturali

Lo stanziamento e la suddivisione dei Fondi Strutturali tra Stati membri e Regioni segue un iter complesso, di cui analizziamo le fasi principali. Il punto di partenza è costituito dalle negoziazioni che portano alla definizione del quadro generale (settennale) del bilancio comunitario (Cfr. Capitolo 1).Su questa base, le istituzioni comunitarie definiscono e   finalizzano il Regolamento relativo alle disposizioni comuni sui Fondi Strutturali e i Regolamenti specifici relativi a ciascun Fondo (già riportati in coda ai precedenti paragrafi). Questi Regolamenti costituiscono la base per il funzionamento dei Fondi Strutturali su tutto il periodo di programmazione. Il Regolamento relativo alla disposizioni comuni comprende un Quadro Strategico Comune (QSC) per facilitare il coordinamento tra le strategie e gli interventi dell’Unione e gli specifici contesti nazionali, regionali e locali.

Regolamento Disposizioni Comuni Fondi Strutturali  Regolamenti FSE, FESR, FEASR e FEAMP

La Commissione europea interviene a livello di ogni singolo Paese attraverso un Position Paper, che si aggiunge a raccomandazioni specifiche redatte annualmente per ogni Paese dalla Commissione europea. Il Position Paper esprime le priorità e le sfide specifiche relative al Paese e imposta il quadro per la successiva definizione delle strategie a livello nazionale, nell’ambito del cosiddetto Accordo di Partenariato.

Position paper Italia + Raccomandazioni Italia 2015

A seguire, ogni Stato membro redige una bozza di Accordo di Partenariato. L’Accordo di Partenariato (AP) è un documento molto articolato in cui viene descritta la strategia generale del Paese per l’utilizzo dei Fondi Strutturali, sulla base di una puntuale analisi per ogni settore d’intervento. L’AP dettaglia per ognuno dei Fondi, per ogni Regione e per ognuno degli Obiettivi Tematici fissati a livello europeo le priorità nazionali, le modalità di attuazione e l’allocazione dei finanziamenti. L’Accordo di Partenariato viene stilato dagli Stati membri in collaborazione con le autorità regionali e locali ed è soggetto all’analisi e all’approvazione della Commissione europea.

Accordo di Partenariato

A livello regionale viene invece elaborato un Documento Strategico Unitario (DSU) o Documento Strategico Regionale (DSR), che costituisce la base – in termini di analisi e di strategia – su cui impostare la successiva definizione dei Programmi Operativi Regionali e dei relativi assi, misure e priorità. Come già illustrato, questo processo (così come l’elaborazione dei Programmi Operativi veri e propri) prevede un’ampia concertazione tra istituzioni comunitarie, nazionali e locali, società civile e parti sociali.

I POR e i PON vengono presentati alla Commissione europea per analisi e approvazione. Essi vengono elaborati dalle Autorità di Gestione, che corrispondono:

  • nel caso dei POR, alle Direzioni Regionali competenti in merito a infrastrutture e attività produttive (POR FESR), lavoro, formazione e affari sociali (POR FSE), territorio e attività agricole (PSR);
  • nel caso dei PON, a Direzioni Generali designate all’interno dei Ministeri competenti nelle materie oggetto di ciascun PON.

I singoli POR e PON sono analizzati nel dettaglio nel Capitolo 5.

L’esecuzione dei Fondi Strutturali

Come già illustrato, anche nella fase di esecuzione i Fondi Strutturali prevedono una stretta collaborazione tra istituzioni locali, nazionali e comunitarie: l’Autorità di Gestione fornisce informazioni sui POR, sui progetti e sulle azioni previste, emette i bandi, seleziona i progetti e ne monitora la realizzazione; la Commissione Europea impegna i fondi e collabora con le autorità nazionali per il rimborso delle spese certificate, il monitoraggio dei programmi e la rendicontazione dell’uso dei fondi nel corso di tutto il periodo di programmazione. L’Autorità di Gestione è affiancata da:

  • un comitato di monitoraggio per la supervisione dei lavori;
  • un organismo di certificazione per la verifica delle spese e delle richieste di pagamento prima del loro invio alla Commissione;
  • un organismo per la revisione dei conti per accertare il buon funzionamento del sistema di controllo e monitoraggio.

Struttura dei programmi operativi

La struttura dei programmi operativi è stata delineata da specifiche linee guida della Commissione, che prevedono le seguenti sezioni:


Sezione 1: 

Strategia per il contributo del programma operativo alla strategia dell’unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e al raggiungimento della coesione economica, sociale e territoriale. Sezione discorsiva in cui viene descritto il contesto e la motivazione strategica delle scelte attuate in fase di programmazione


Sezione 2

Assi prioritari. Analisi molto dettagliata non soltanto dei principali assi d’intervento e delle relative risorse allocate, ma anche delle priorità d’investimento nell’ambito dei singoli assi, degli obiettivi specifici per ogni priorità d’investimento, dei risultati attesi e dei relativi indicatori, delle azioni da sostenere e dei relativi beneficiari. Costituisce in qualche modo il “cuore” del programma operativo, la sua parte più complessa e specifica


Sezione 3

Piano di finanziamento. Una sintesi delle allocazioni finanziarie per anno e per ognuno degli assi prioritari menzionati in precedenza.


Sezione 4

Approccio integrato allo sviluppo territoriale. Nota strategica che dettaglia maggiormente gli aspetti relativi allo sviluppo territoriale.


Sezione 5

Esigenze specifiche delle zone geografiche particolarmente colpite dalla povertà o dei gruppi bersaglio a più alto rischio di discriminazione o esclusione sociale (ove appropriato).


Sezione 6

Esigenze specifiche delle aree geografiche affette da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti (ove appropriato).


Sezione 7

Autorità e organismi responsabili della gestione finanziaria, del controllo e dell’audit e ruolo dei partner pertinenti. Indicazione delle autorità di riferimento incaricate dei diversi aspetti del Programma Operativo, nonché delle modalità nelle quali il Principio di Partenariato viene attuato nella gestione del programma.


Sezione 8

Coordinamento tra i fondi, il FEASR, il FEAMP e altri strumenti di finanziamento dell’unione e nazionali e con la BEI. Meccanismi volti a garantire il coordinamento tra le azioni realizzate attraverso i diversi fondi (strutturali e non).


Sezione 9

Condizionalità ex ante. Analisi dei requisiti necessari (e delle relative azioni intraprese) per l’esecuzione delle misure del programma operativo e per assicurarne l’impatto in termini di policy.


Sezione 10

Riduzione degli oneri amministrativi per i beneficiari. Azioni intraprese per favorire la semplificazione amministrativa nelle procedure di gestione del programma e dei progetti.


Sezione 11

Principi orizzontali. Azioni intraprese per favorire la sostenibilità ambientale, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e la non discriminazione.


Sezione 12

Elementi distinti. Altri elementi finanziari, tecnici e relativi al principio di partenariato, funzionali alla presentazione del programma.


Al fine di promuovere un’azione a valere su uno degli assi elencati nel POR (così come nel PON o PSR) di riferimento, l’Autorità di Gestione pubblica un bando, che viene reso disponibile (in particolare) sul sito web dell’Autorità di Gestione stessa.

Il testo del POR (o PON / PSR) e i documenti di programmazione menzionati in precedenza permettono di conoscere le aree di investimento strategiche e gli assi sui quali possono aprirsi possibilità di finanziamento.

Ogni bando finanziato dai Fondi Strutturali costituisce un testo a sé stante. Contiene le informazioni tipiche illustrate nel precedente capitolo (obiettivi, base giuridica, ammissibilità, tipologia e ammontare del finanziamento, formulari, modalità di partecipazione, ecc.), ma la sua struttura è normalmente meno complessa e formalizzata rispetto a quanto avviene nell’ambito dei Programmi Comunitari.