In questa nuova serie di post presenteremo degli attori che promuovono l’Europa a livello locale. Li intervisteremo e scopriremo insieme il loro importante ruolo nell’avvicinare enti, organizzazioni e imprese del territorio ai finanziamenti europei.

Le informazioni, la documentazione, i contatti e gli approfondimenti sono più a portata di mano di quanto si possa pensare… letteralmente “dietro l’angolo”! Un contributo doveroso ai contenuti della nostra Guida, che da ormai quattro anni accompagna questi attori nel loro impegno di portare l’Europa sul territorio, e i nostri territori in Europa.

Iniziamo dal Piemonte e da Torino… ma contiamo di ampliare la rassegna ad altre regioni e altre città!

Il nostro primissimo post è dedicato al centro Europe Direct Torino.

Gli sportelli informativi Europe Direct diffondono le informazioni sull’UE a livello locale, rispondono a domande sull’UE (istituzioni, politiche, azioni e finanziamenti) e promuovono il dibattito politico sull’Europa a livello locale e regionale. Presso tali sportelli è possibile ricevere informazioni sui programmi e sulle iniziative dell’Unione europea, essere guidati nella navigazione dei relativi siti web, consultare documenti e ritirare gratuitamente le pubblicazioni e i materiali informativi disponibili.

Abbiamo intervistato Alba Garavet, responsabile di Europe Direct Torino dal 2002.

Che cos’è per voi l’Unione europea? In che modo ve ne sentite parte attiva?

Per noi di Europe Direct l’Unione europea è innanzitutto il filo diretto con la nostra missione: costituiamo infatti un’emanazione della Commissione europea, un suo sportello sul territorio. I centri Europe Direct (più di 40 in Italia, circa 450 in Europa) sono coordinati dalla DG Comunicazione e dalla Rappresentanza della Commissione europea nel Paese. Ogni centro ha un proprio piano d’azione ed è ospitato da un’organizzazione pubblica (o con finalità pubblica) che ha, essa stessa, una propria vocazione specifica; ma il lavoro di tutti i centri è coerente con una linea e con una missione comune, date dalla Commissione europea.

Lo scopo di ogni centro Europe Direct è quello di promuovere la dimensione europea e di rendere visibile l’Europa a livello locale. Un’Europa che non è fatta solo di istituzioni, ma soprattutto di tanti interventi in ogni aspetto del quotidiano, di cui i cittadini sono spesso poco consapevoli: nell’ambito dell’ambiente, del digitale, della protezione dei consumatori, dell’arte, della riqualificazione urbana, della formazione professionale, per citarne alcuni.

Non tutti collegano l’Europa (ad esempio) alla riqualificazione del Museo Egizio di Torino, alla riapertura della Reggia di Venaria, alla realizzazione di tanti corsi di formazione, al rinnovamento infrastrutturale delle scuole o alla costruzione di piste ciclabili.

Per noi questo vuole essere l’Europa: qualcosa di concretamente vicino a tutti.

Qual è il vostro pubblico di riferimento? Qual è il vostro territorio di riferimento?

Lo sportello Europe Direct ha una vocazione generalista: è un punto di riferimento per chiunque, dal singolo cittadino all’associazione, dall’amministrazione locale all’impresa.

Europe Direct può poi indirizzare il pubblico verso servizi più specializzati, ad esempio verso la rete EEN (Enterprise Europe Network) se si tratta di questioni specificamente legate alla vita delle imprese o alla rete EURES (European Employment Services), se si tratta di persone interessate a tirocini e a mobilità lavorativa. Per avvicinarsi maggiormente ad una fetta di pubblico molto importante, ovvero i giovani e gli studenti, Europe Direct ha aperto uno sportello anche presso il Campus Universitario di Torino.

Data la vocazione specifica dell’ente ospitante, ovvero la Città Metropolitana di Torino, il nostro sportello è particolarmente attivo nel fornire supporto ai comuni (ma anche ad associazioni e cooperative del territorio) che chiedono informazioni sui progetti europei.

Non c’è un vero e proprio confine territoriale, ma il centro ha ovviamente competenza su tutta la provincia di Torino e ha anche una dimensione regionale: vengono spesso realizzate attività coordinate con i centri Europe Direct di Cuneo e Vercelli (gli altri attivi in Piemonte) per coprire anche le province sprovviste di un loro centro.

In quali modi fornite il vostro supporto? Quali strumenti e risposte siete in grado di fornire?

Europe Direct svolge un supporto molto diretto e concreto: le persone si rivolgono direttamente allo sportello (presso la sede della Città Metropolitana di Torino e presso il Campus Universitario) oppure si rivolgono a noi via e-mail o attraverso i social network (Facebook, Twitter e Instagram).

In tutti i casi (social inclusi) rispondiamo attivamente al nostro pubblico e invitiamo tutti i vostri lettori a farlo! Possiamo aiutarli in tanti modi:

Siamo una “guida ai naviganti”, un po’ come la vostra Guida: l’informazione disponibile è tanta ma è necessario un aiuto per orientarsi e trovare ciò che è davvero utile al proprio caso.

Oltre a tutto questo, consideriamo altrettanto prioritaria la nostra attività volta a creare consapevolezza riguardo all’Europa e all’Unione europea: creare cittadinanza attiva, educare all’Europa, educare al senso civico e alla cultura civica sono facce della stessa medaglia di cui ci occupiamo molto direttamente. Per raggiungere questi obiettivi non è sufficiente diffondere informazioni e volantini ma è necessario (anche per noi!) sviluppare veri e propri progetti.

L’Europa a Scuola e A Scuola di OpenCoesione sono due esempi di progetti cui ci dedichiamo molto attivamente per rendere i giovani cittadini attivi, in grado di monitorare essi stessi l’uso dei fondi e l’impatto diretto di progetti e politiche. Con ottimi risultati: si scopre l’esistenza di un’amministrazione che funziona, di fondi usati in modo virtuoso e di un’Unione europea che agisce direttamente nella nostra realtà quotidiana.

Cosa consigliate a un’organizzazione o persona che desidera partecipare a un progetto europeo?

Consigliamo innanzitutto di partire da una buona comprensione dell’Europa e dallo sviluppare una vera e propria sensibilità europea nell’ambito in cui si vive e si opera. Non è efficace un approccio che parte dalla sola ricerca di fondi o dal solo desiderio di applicare un’idea innovativa. È molto importante capire l’Europa prima lanciarsi in quest’avventura.

È inoltre molto importante essere consapevoli dei propri limiti e della difficoltà di partecipare a determinate tipologie di progetti europei, per puntare ad una forma di progetto adeguata e alla portata della propria organizzazione.

Ad esempio, è molto importante essere molto bravi a realizzare progetti sul proprio territorio prima di lanciarsi nella partecipazione ad alcuni grandi programmi a gestione diretta, come ad esempio Horizon2020: è un po’ come per una squadra di calcio, organizzarsi per essere competitiva nel campionato locale prima di cercare di vincere la Champions League. In compenso, molti fondi a gestione indiretta (finanziati da PON e POR) e alcuni programmi appositamente pensati per un’ampia partecipazione (come Erasmus+) possono effettivamente essere alla portata di tutti, o quasi.

In tutti i casi, è importante avere un’idea e una sensibilità di come si può inserire il proprio progetto nelle azioni che le Istituzioni Comunitarie, gli Stati Membri e gli Enti Locali (e le organizzazioni non governative e private attive ai vari livelli) stanno realizzando nel proprio settore.

Potete raccontarci un’esperienza di vostro supporto particolarmente significativa?

Gli esempi possono essere molteplici: i progetti già menzionati (L’Europa a Scuola e A Scuola di OpenCoesione) sono sicuramente esperienze cui teniamo molto e che consideriamo di grande successo, sia per noi che per il nostro territorio.

Credo però sia molto interessante ricordare un singolo episodio che ritengo molto esemplificativo del nostro modo di agire e di vivere l’Europa e la tematica dell’europrogettazione.

Un giorno abbiamo dovuto affrontare la tematica dei progetti europei di fronte ad una platea di enti che si occupavano di servizi al volontariato. Si trattava di una platea molto entusiasta, molto dedicata alla causa, molto bisognosa di finanziamenti, costituita da organizzazioni di piccola dimensione.

È stato molto difficile, di fronte a questa platea, esporre i concetti già enunciati in merito ai progetti europei: ovvero che si tratta di uno strumento non facile, che va approcciato con ampio respiro e in cui non tutte le opportunità sono alla portata di tutti.

Tuttavia, abbiamo anche raccontato, con grande dettaglio, cosa fa l’Unione europea sulle tematiche dell’inclusione sociale e della riduzione della povertà: davvero molte cose, cose belle e importanti, non tutte molto conosciute.

I partecipanti sono usciti dall’incontro con uno spirito molto positivo e sollevato. Pur avendo capito di non poter accedere ai fondi europei con la facilità sperata, hanno colto molto bene un messaggio: l’Unione europea stava lavorando nel loro ambito di interesse, con grande attenzione, con un impegno e una visione del tutto simili alla loro.

Questo è un seme che riteniamo di grande rilevanza per lo sviluppo del territorio e dell’Europa. A partire da questa consapevolezza può infatti nascere un approccio ai progetti europei non opportunistico e (di conseguenza) improvvisato, ma profondo e (di conseguenza) efficace, basato sulla comprensione del proprio ruolo all’interno dell’Europa e (di conseguenza) sull’identificazione della forma di finanziamento e del tipo di proposta più adatti alla propria missione.